
C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci Limonelunare
Se l’occhio non si esercita, non vede
pelle che non tocca, non sa
se il sangue non immagina, si spegne.
Pure provato da fatiche e lotte,
meravigliato dei capelli bianchi
di persistere vivo, la tua voce
pudore ha di poetare:
a irreprimibile
esigenza,
terra acqua creature
orizzonte, ti sono adolescenti
parole.
Danilo Dolci Creatura di Creature
L'universo cresce attraverso la diversità e l'unità.
L'evoluzione procede entro la comunicazione:
il comunicare delle parti incrementa dall'intimo l'insieme. L'intimo processo del comunicare trasforma ognuno.
Come esiste (o dovrebbe esistere) un medico esperto nel diagnosticare perchè una persona è malata, dove il malanno si evidenzia e a quali condizioni potrebbe risanarsi, così per il mondo - creatura di creature - dovremmo formare esperte equipes di maieuti (medici, economisti, educatori, sociologi, ecologi, psicologi, architetti e "cultori delle città": invece di miriadi di generali, soldati e poliziotti) capaci di aiutare la gente a scoprire la natura dei suoi malanni psico-sociali: e a quali condizioni, attraverso l'attività di ciascuno, potrebbero risanarsi.
L'uomo non può raggiungere la sua natura finché non si riconosce creatura in un mondo di creature; finché non riconosce che, come le polmoniti non si curano a pugni e a calci, così i mali sociali non si guariscono certo con ipnosi, pallottole e bombe di ogni tipo, ma districando gli imbrogli dei problemi.
Oltre ogni follia, che sempre può erompere, torna più vera che mai, sempre più vera, l'intuizione: "Nella vita come nella morte, sei in me e io in te". Il risveglio del mondo a una nuova vita, necessaria e possibile, non può maturare che dal risveglio delle singole coscienze impegnate a organizzarsi in strutture - tanto robuste quanto nonviolente - capaci di favorire la creatività personale e collettiva.
Nel mio bisogno di poesia, gli uomini,
l'acqua, il pane, la terra,
son diventati le parole mie:
son cresciuto inventandoli.
E subito compare la Valle, con la sua storia e le sue risorse condensate in pochi versi:
Quasi sta in uno sguardo,
dai monti attorno alla pianura, al mare,
tutta la valle che verrà irrigata
dall'acqua della diga.
A osservare dall'alto non si vedono
schiene curve sudate tra le vigne
a migliaia e migliaia, mentre pochi
ruffiani impoltronati nei caffè
guadagnano milioni sorridendo.
A guardare dall'alto non si pensa
- respiri aria pulita, dai paesi
vien l'odore di un pane ancora pane;
e il mare non è fogna, senza vento
è ancora mare terso, vi traspaiono
il guizzare dei pesci e le alghe verdi,
e l'odore è di mare -, non si pensa
che se altrove arrivava uno da qui
si vergognava di dire che terra
era la sua: tanto era nominata
per banditi, o mafiosi, o i suoi politici
insigni esperti di parole e intrighi.
Se appena arrivi
In un quartiere di poveri cristi,
un balconcino è colmo di gerani
di quelli rossi che appena li cogli
dalla riva di un fosso e li trapianti
si afferrano e fioriscono;
dalle graste affollate sulla soglia
di un finestrino, verdi
si sporgono rametti di basilico.
A molti che non possono fabbricarsi
La stanza al piano sopra,
sulle canne intrecciate
gerani rosa e viola, due garofani
in alto
alla gioia di tutti, e che nessuno
li tocchi-,
nelle scatole ruggini svuotate
dalle sarde salate, a poco a poco;
o dalla strada ancora dissestata
cresce la vite a pergola
che gira attorno fino sotto il tetto;
o il gelsomino robusto si arrampica
tutto attorno alla porta e nelle sere
d'estate, tutta la strada profuma.
Danilo Dolci I balconi del Corso
Ci domandano spesso
Cosa vogliamo per le nostre valli.
Non vogliamo
Che i fiumi si disperdano nel mare
E le montagne aride si erodano,
rimanendo allagati ad ogni piovasco.
Non vogliamo
Case insicure, senza respiro,
scuole-galere tra mura decrepite,
né fontane con quattro pisciatelle
né le piante in museo, in tre giardini
per la domenica.
Non vogliamo
Restare inerti, o non valorizzati,
o andare a venderci dispersi altrove
(senza comprendere a che ci si vende e a quale prezzo),
sprecare vite in traffici fessi
seppure con le macchine elettroniche,
farci fessi sorbendo altre reclam.
Vogliamo
Valorizzando tutto il nostro impegno
Le vallate perennemente verdi,
foreste ombrose crescere dai monti
sui vasti laghi dalle nuove dighe
mentre il mare rimane ancora mare
e sulle spiagge luccica la sabbia.
Case nel verde
Che respirino cielo pulito.
Per New York e Milano è troppo tardi.
Vogliamo una nuova città
Dove la gente impari a farsi i piani -
Farseli come persuade a ciascuno,
umili, aperti,
non rinunciando a quanto conosciamo:
con l'effettiva possibilità
di parlarci, d'intenderci
di sviluppare la nostra cultura
in rapporto con la gente più saggia
e coraggiosa al mondo, vivi e morti.
E acque democratiche vogliamo
e come l'acqua ogni fonte di vita
non di mafia, dirette dalla gente
organizzata in nuove iniziative:
consorzi non fascisti
cooperative e sindacati aperti
nuove forme di collaborazione,
affrontando i conflitti necessari
non da fiere, da uomini coscienti.
Vogliamo materiale da museo
i mafiosi e i residui parassiti,
memorie antiche di un tempo incredibile.
[…] Quanto più cerco di approfondire e allargare la mia visione, rifletto, decanto l’insieme delle mie esperienze di lavoro e di vita, le relative interpretazioni, tanto più pervengo a dei principi validi e tanto più validi fini mi propongo, tanto più valide strategie ipotizzo. Ad alcuni principi morali (poche pagine permettono più l’esposizione di un credo che la dimostrazione della sua fondatezza) l’uomo nuovo non potrà non pervenire.
- la vita deve essere di tutti;
- ciascuno deve potere essere vivo nel miglior modo;
- più si capisce la natura dei mali e meglio si è in condizione di guarirli;
- ciascuno vede da un punto di vista;
- un presupposto di una sana umanità è riconoscere la sua necessaria unità.
Credo che tra non molto tempo questi principi saranno acquisiti per evidenza dagli uomini, e non solo in questa così generica formulazione. Anche in questo campo penso valga il processo della intuizione verificabile dalla razionalità e dalla pratica, come accade dalla progettazione architettonica, dalla scienza delle costruzioni alla fisica teorica.
Senza un vivo rapporto coi principi, senza tensioni, fini, ideali, sufficientemente vasti, i nostri interessi appassiscono, si rinchiudono, e tutta la nostra vita immiserisce. E tanto necessario per gli uomini è avere tesi i propri interessi che, se non ne hanno, ne inventano dei surrogati.
[…] Le forme di vita più tradizionali che oggi ci si vuole e ci si lascia imporre, sono gravemente unilaterali, casuali, insufficienti. Ci si rassegna facilmente a divenire determinati e determinanti in direzioni e forme di sviluppo che, ad un attento uomo di buon senso, a prima vista possono rivelare la loro insufficienza o mostruosità. In queste condizioni la vita individuale deve come risvegliarsi per diventare il primo centro di responsabilità. Per dire in breve, l’uomo ha un primo strumento per la salute sua e dell’umanità per divenire lui stesso obiettore di coscienza: non semplicemente nel rifiutare la guerra, ma nella piena chiarezza che ogni suo momento di vita deve essere coerente per non essere smembrato e disfatto, per avere la possibilità di un autentico sviluppo; nella piena chiarezza che il fronte contro la guerra, estremo delle mostruosità, va organicamente approfondito e allargato contro i diversi tipi di irreggimentazione economico-industriale-politica-giuridica-culturale-morale, contro le disumane tecnocrazie incombenti.
Danilo Dolci Relazione Congresso internazionale dei resistenti alla guerra Stavanger - Norvegia - luglio 1963.
invece di volare come un canto
l'impegno mi si muta in un dovere.
A chi ha saputo la fame
Che svuota dalla testa alle ginocchia
E ha visto ciondolare d'inedia
Teste a bambini,
suona acre ironia a tavola
l'augurio di 'Buon appetito':
secreto dalla buona educazione
di afflitti dai problemi di sovraccarico
di digestione.
Danilo Dolci Poema umano
Uscendo dal Centro Studi e iniziative, che abbiamo costituito a Partinico, mentre salgo in macchina osservo un anziano contadino, basso di statura, tentare con le dita l’alberello di gelsomino presso la soglia della sua casa: alcuni fiori cadono, interi.
"Che fai?". E, quasi a giustificarmi, aggiungo: "Forse fai il tè, col gelsomino?".
Voltandosi sorride: "Scelgo i fiori da mettere intorno alle fotografie di mia madre e mio padre". E vedendomi confusamente incantato (medito "io che passo per poeta penso al tè di gelsomino – quale relazione hai tu, reputato incolto, con la fonte della tua vita"), mi dona le perfette corolle dalle mani colme: "Tieni, ti profumano tutta la macchina".
L’indomani, appena finisco il lavoro mattutino sento il bisogno ammirato di incontrarlo, di dirgli: "Ieri ho imparato molto da te…" ma interrompe appena comincio, non accettandosi un attimo ad un livello diverso dal mio: "Che dicevi ieri? Anche il gelato si può fare, ma anche il tè, col gelsomino?".
Danilo Dolci
Se l’occhio non si esercita, non vede
pelle che non tocca, non sa
se il sangue non immagina, si spegne.
Pure provato da fatiche e lotte,
meravigliato dei capelli bianchi
di persistere vivo, la tua voce
pudore ha di poetare:
a irreprimibile esigenza,
terra acqua creature
orizzonte, ti sono adolescenti
parole.
Danilo Dolci Creatura di Creature
Per educare
meglio non inizi
dalla grammatica, dall’alfabeto:
inizia dalla ricerca del fondo interesse
dall’imparare a scoprire,
dalla poesia ch’è rivoluzione
perchè poesia
se educhi alla musica:
dall’udire le rane,
da Bach, e non da pedanti esercizi.
non temere di rimanere solo
Inizia con pochi
a garantire la qualità all’avvio,
per essere di tutti:
elastico con chi non sa capire
aperto al diverso
non lasciarti annegare in confusioni arruffone
da chi è inesatto e impuntuale cronicamente
taglia netto
E soprattutto cerca di scoprire
la necessaria dialettica tra l’impegno maieutico e l’assumere
responsabili scelte
Danilo Dolci "Poema umano"
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